Kioo è un brand italiano di
cucine outdoor studiate per garantire resistenza, funzionalità e stile. Kioo è una parola dialettale africana che significa “specchio”. In un contesto moderno e più attuale, la parola simbolica “kioo” richiama l'idea di riflessione o meglio introspezione (come uno specchio, ma con un tocco più digitale o concettuale). Vuole essere qualcosa che richiama il tema della visione, della percezione, o del "guardare" in modo nuovo, quasi come un invito a guardare oltre la superficie, come si fa con le nuove tecnologie o con le tendenze emergenti. Kioo come acronimo per "Kitchen Over Outdoor" ha sicuramente un impatto forte e moderno. Piace esser collegato alla qualità e al design di una cucina outdoor che va "oltre" (over) le aspettative. È un modo molto efficace di enfatizzare non solo la funzionalità, ma anche l'estetica e la scelta di un prodotto che esprime personalità e stile.
Kioo cucina da esterno tra design e funzionalità
La Storia del Marchio: è una storia coinvolgente e reale che racconta come Kioo sia nato dall'idea di voler portare una cucina outdoor che non solo resista ai fenomeni atmosferici, ma che diventi anche il cuore di ogni spazio all’aperto. Una cucina che non si limita a "stare" fuori, ma che "va oltre" l'ordinario, proprio come il nome suggerisce. Nasce durante il lockdown del 2020, quando l’obbligo di restare in casa mette a nudo le capacità di una persona: il socio fondatore. È in quel momento che decide di reagire con ciò che ha a disposizione. In questo scenario, inizia a dare forma alla propria idea di cucina outdoor, utilizzando i pochi elementi trovati nel garage di casa, senza però dimenticare i tre criteri che considera fondamentali:
- un design che unisca estetica e funzionalità;
- un prodotto adatto alle intemperie;
- una semplicità che rispecchi pienamente la sua personalità.
Kioo la nuova cucina outdoor che cambia lo spazio esterno
Il fondatore di Kioo considera come prima cosa la cucina outdoor come un centro di un cerchio dove ci si possa girare attorno; quindi dispone una vecchia asse da stiro (o quel che ne rimaneva), sopra a due cavalletti in ferro; ed in ultima posiziona sopra l’asse, il fornello a gas che aveva da una esperienza fatta da giovane in campeggio. All’estremità dell’asse avrebbe poi creato un foro circolare dove fissare, nella parte sottostante, un secchiello da spiaggia del figlio, dove avrebbe fatto fluire l’acqua grazie a uno scolo con la canna. Aveva creato la sua cucina outdoor, in un angolo dove, nonostante le limitazioni imposte dal lockdown, lo spazio sembrava non avere confini. Quel luogo improvvisato diventava ogni giorno di più un rifugio, uno spazio di condivisione con la famiglia, dove riscoprire il piacere delle piccole cose. Aveva dato vita a uno stile di vita “over”, al di sopra delle restrizioni, oltre i limiti imposti da quel momento storico. Una scelta che non riguardava solo il cucinare all’aperto, ma il vivere diversamente, con creatività, libertà e autenticità.